la mia Mezza di Monza

Il pettorale di colore verde che spetta a quelli che non hanno mai ratificato una mezza competitiva, mi ha fatto partire decisamente in fondo al gruppo. Avevo avanti a me circa 2000 persone e la mia partenza è avvenuta 1min. 50sec. dopo che i primi se ne erano già andati…

Ma l’importante era partire e correre su quella fantastica pista di formula 1, lasciarsi andare a briglie sciolte e sentire i piedi leggeri e veloci che, passo dopo passo, cercavano di recuperare il tempo perduto e raggiungere la velocità di crociera stabilita. Questo in teoria, perché poi in pratica, in quel caos incredibile di runners di tutte le velocità, non c’era verso di fare la propria andatura!

Passaggio alla curva parabolica (quinto km)


L’unica possibilità era correre a bordo pista, un po’ sull’asfalto e un po’ sull’erba che, maledizione, era bagnata.

Le mie scarpette nuove (le leggerissime Mizuno Precision), che mi facevano volare leggero sui 4’ 20” al km, si sono subito infradiciate.

Ho passato i check dei 10.000 metri in 44’.32” con un passo assolutamente in linea con l’obiettivo di chiudere la mezza in 1h35’. Ho salutato a quell’altezza un collega, Toni, che era partito con un pettorale migliore.

Andava tutto bene, ma è durato poco.

Un fastidioso bruciore sotto il tiroide del piede destro per un’abbondante vescica che si stava formando a causa dei piedi bagnati è arrivato a rovinarmi la festa.Inizialmente leggero come una piegolina sotto il calzino, poi più insistente, il bruciore aumentava ad ogni km.

Il percorso della mezza di Monza è pieno di leggeri dislivelli e le discese in particolare, quelle che solitamente danno un po’ di respiro al runner, erano diventate al contrario la parte più dolorosa per il mio povero piede.

Correvo ormai poggiandomi completamente sull’esterno del piede. Una postura decisamente poco prudente… e infatti, passato da poco il 17esimo kilometro, in una curva su terra, ho poggiato il piede dolorante in fallo su una radice e ho preso una storta dolorosissima con fermo immediato e improperi a tutto volume. Accidenti…

Quando il dolore è tornato sotto la soglia dell’insopportabile, ho ricominciato a camminare e poi a correre lentamente, zoppicando, mentre molti runners che mi ero faticosamente lasciato alle spalle mi superavano abbattendo il mio morale…

Passaggio al 20° Km con Toni (maglia grigia)

Dopo il 19esimo mi ha raggiunto anche Toni.

Ho fatto un pezzetto con lui ma all’ultima discesa prima di entrare in pista l’ho lasciato andare! La discesa era diventata impossibile per me… troppo dolorosa.

 

Poi, una volta entrato in pista, vedendo da lontano il gonfiabile rosso del traguardo, facendo leva sul mio orgoglio ho stretto di denti e agli ultimi 300metri, con la mia solita volata in apnea, ho raggiunto Toni sulla linea del traguardo.

1.37.03, ossia 2 minuti sopra il tempo che mi ero dato come obiettivo.

Vabbeh… sarà per la prossima! :D

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